L’argomento “contraccezione” è da sempre oggetto di numerosi dibattiti che, ancora oggi, si muovono su un filo sottile in bilico tra etica e scienza. Sicuramente, dopo l’introduzione del preservativo e della pillola contraccettiva, l’entrata in commercio dell’anello anticoncezionale si è rivelata un ulteriore passo avanti: definito anche anello vaginale, funziona a lento rilascio ormonale e consiste in un metodo tanto innovativo, quanto sicuro nella prevenzione di gravidanze indesiderate.

Il suo nome deriva proprio dalla sua forma, che ricorda quella di un anello: è realizzato in etilene vinilacetato, una specie di plastica trasparente, morbida e flessibile, totalmente biocompatibile e, ovviamente, antiallergica e atossica, che non si scioglie una volta posizionata all’interno del corpo.

L’anello ha un diametro di 5,4 centimetri e uno spessore di 0,4 centimetri, va inserito nella vagina e lasciato lì per 21 giorni, per poi essere rimosso. Dopo 7 giorni dalla rimozione bisogna inserirne un altro, da tenere per i successivi 21 giorni.

Come funziona

L’anello anticoncezionale rilascia estrogeni e progesterone, cioè versioni sintetiche di quegli ormoni che vengono rilasciati naturalmente dalle ovaie in occasione dell’ovulazione. Questo procedimento:

  1. impedisce che avvenga la naturale ovulazione;
  2. rende il muco vaginale più denso e, quindi, più difficile il percorso dello spermatozoo;
  3. rende più sottile l’endometrio, cioè il rivestimento interno dell’utero, così da ridurre le probabilità che un uovo si impianti.

Il suo dosaggio ormonale è più basso rispetto a una tradizionale pillola anticoncezionale ma, considerando che presenta meno effetti collaterali, viene spesso preferito come metodo contraccettivo.

Bisogna in ogni caso ricordare che l’anello vaginale è pur sempre un farmaco che va prescritto da un ginecologo e che non protegge dalle malattie a trasmissione sessuale, per le quali l’unico metodo di prevenzione valido rimane il preservativo.

Anello vaginale e spirale contraccettiva: le differenze

Le donne che hanno già usato altri metodi contraccettivi potrebbero, giustamente, chiedersi in cosa l’anello vaginale possa distinguersi, ad esempio, dalla spirale contraccettiva. In questo caso, entrambi vanno inseriti nella vagina, ma mentre l’inserimento e la rimozione della spirale vengono effettuati dal ginecologo, l’anello vaginale può essere inserito e rimosso dalla paziente stessa in completa autonomia.

Non solo: la spirale viene inserita in profondità nell’utero e rimane lì anche per alcuni anni, mentre l’anello anticoncezionale viene posizionato all’interno della vagina dove rimane per 3 settimane prima di essere rimosso.

Inoltre, il meccanismo d’azione dei due è completamente diverso: il paragone può essere semplicemente utile per coloro che tendono, erroneamente, a considerare l’anello e la spirale due contraccettivi equivalenti.

Anello anticoncezionale e pillola contraccettiva

Diverso il discorso per la pillola anticoncezionale che, a differenza della spirale ma esattamente come l’anello vaginale, rilascia ormoni andando a bloccare l’ovulazione. La distinzione tra pillola e anello risiede semplicemente nella loro somministrazione: la prima va ingerita ogni giorno alla stessa ora, mentre l’anello viene inserito nella vagina e non interferisce con il tratto gastrointestinale.

Non è un caso, infatti, che alle pazienti intolleranti alla pillola (che manifestano, cioè, vomito o diarrea dopo la sua assunzione) il ginecologo possa suggerire di scegliere l’anello vaginale come metodo contraccettivo.

Chi può usarlo

L’anello anticoncezionale non può essere utilizzato indistintamente da tutte le donne. Il medico, prima di procedere con la prescrizione, deve documentarsi sull’anamnesi medica e sulla storia familiare della paziente e potrebbe sconsigliarne l’utilizzo nei seguenti casi:

  • si è verificato un coagulo di sangue in una vena o in un’arteria;
  • sussistono problemi cardiaci o circolatori;
  • età superiore ai 35 anni;
  • paziente fumatrice;
  • presenza di gravi emicranie;
  • cancro al seno negli ultimi 5 anni;
  • diabete;
  • sovrappeso.

Escludendo i casi elencati, è possibile utilizzare l’anello vaginale fino ai 50 anni.

Si può usare dopo il parto?

La risposta è sì: è possibile utilizzare l’anello vaginale trascorsi 21 giorni dal parto e si potrà evitare una gravidanza fin da subito. Se si inserisce dopo i 21 giorni, è necessario utilizzare un altro metodo contraccettivo per i 7 giorni successivi al suo inserimento.

Le neomamme devono comunque tenere presente che l’anello anticoncezionale può ridurre il flusso del latte, il che potrebbe compromettere l’allattamento dei bambini con meno di 6 mesi. Generalmente, in questa fase si consiglia di valutare un contraccettivo diverso.

Si può usare dopo un aborto?

Anche in questo caso la risposta è sì: è possibile utilizzare l’anello vaginale subito dopo un aborto con effetto immediato. Di conseguenza, non è necessario adottare ulteriori metodi contraccettivi.

Come si usa

Dopo aver ricevuto il via libera da parte del ginecologo, quest’ultimo fornisce le indicazioni necessarie affinché la paziente sia in grado di inserire e rimuovere autonomamente l’anello vaginale.

Come si inserisce

L’inserimento dell’anello anticoncezionale non è difficile ma, soprattutto all’inizio, potrebbe rivelarsi insidioso per via dell’inesperienza. Bisogna procedere in questo modo:

  • dopo aver lavato accuratamente le mani, schiacciare l’anello tra il pollice e l’indice e inserire delicatamente la punta nella vagina;
  • spingere l’anello fino a quando non si avvertirà la sua presenza;
  • se si riesce ancora a percepire, si può spingere l’anello ancora più all’interno.

Ogni donna dovrebbe essere in grado di controllare la presenza dell’anello attraverso le dita; tenendo ben presente che non può di certo perdersi, in caso di dubbi è sempre possibile rivolgersi al proprio ginecologo

Come si rimuove

Dopo 21 giorni, l’anello anticoncezionale può essere rimosso (bisognerà attendere, poi, 1 settimana prima di re-inserirne un altro che rimarrà all’interno per i 21 giorni successivi). Di seguito il procedimento:

  • dopo aver lavato le mani, inserire un dito nella vagina e agganciare il bordo dell’anello;
  • tirare l’anello con delicatezza verso l’esterno;
  • smaltire l’anello nell’apposito cestino (mai gettarlo nel water).

La rimozione dell’anello vaginale è indolore, quindi in caso di sanguinamento o fastidio bisogna informare immediatamente il medico. Durante la settimana di assenza si potrebbero presentare episodi di spotting, del tutto normali. Dopo 7 giorni sarà possibile inserire un nuovo anello.

Una volta indossato è possibile fare sesso ed effettuare tamponi.

Cosa fare se ci si dimentica di rimuovere l’anello vaginale

Appurato che allo scadere dei 21 giorni l’anello vaginale vada rimosso, nel caso in cui ci si dovesse dimenticare di farlo si può intervenire in modi diversi, a seconda del tempo di permanenza in più.

Se l’anello è rimasto nella vagina 7 giorni in più rispetto ai 21 stabiliti (quindi 4 settimane e non 3) bisogna:

  • rimuovere immediatamente l’anello;
  • iniziare l’intervallo di 7 giorni senza inserirne uno nuovo;
  • allo scadere dei 7 giorni procedere con un nuovo inserimento.

In questo caso l’effetto contraccettivo è ancora valido e non sono necessari metodi supplementari.

Se, invece, l’anello è rimasto dentro per più di 7 giorni oltre i 21 stabiliti (quindi per oltre 4 settimane) è necessario:

  • togliere immediatamente l’anello;
  • inserirne subito uno nuovo.

Per evitare gravidanze indesiderate è consigliato utilizzare una contraccezione supplementare, come i preservativi, fino a quando il nuovo anello non sarà stato indossato per almeno 7 giorni. In ogni caso, è sempre utile chiedere il consiglio del ginecologo.

Cosa fare se si espelle involontariamente l’anello anticoncezionale

Può capitare che l’anello vaginale fuoriesca da solo, durante il sesso o quando si soffre di costipazione. Il da farsi dipende da:

  • quanto tempo l’anello è stato espulso;
  • se ci si trova nella I, nella II o nella III settimana di utilizzo.

Ecco le principali indicazioni, riportate anche dalla maggior parte dei foglietti illustrativi:

  • se l’anello è fuori da più di 3 ore e ci si trova nella I o nella II settimana di utilizzo, si può sciacquare e indossare nuovamente, per poi provvedere a utilizzare una contraccezione aggiuntiva per i successivi 7 giorni;
  • se l’anello è fuori da più di 3 ore e ci si trova nella III settimana di utilizzo, si deve semplicemente smaltire.

In quest’ultimo caso, poi, le opzioni seguenti sono due:

  • si indossa subito un nuovo anello: non si avrà un sanguinamento simile alle mestruazioni ma un semplice spotting (e non per forza);
  • si fa una pausa di 7 giorni: ci sarà un sanguinamento simile alle mestruazioni e si potrà indossare un nuovo anello dopo 7 giorni dall’espulsione del vecchio.

In entrambi i casi, è necessario utilizzare un’ulteriore contraccezione fino a quando l’anello non rimarrà all’interno della vagina per almeno 7 giorni.

Cosa fare se ci si dimentica di inserire un nuovo anello vaginale

Infine, potrebbe anche capitare di superare i 7 giorni di pausa prima di inserire un nuovo anello. In questo caso bisogna:

  • inserire subito un nuovo anello;
  • usare un metodo contraccettivo supplementare per 7 giorni.

Il parere del medico, a prescindere dalla casistica, è sempre e comunque l’unico che può togliere ogni dubbio e risolvere qualunque problema.

I vantaggi dell’anello anticoncezionale

Come accennato precedentemente, l’anello vaginale viene prescritto al posto della pillola anticoncezionale nel momento in cui quest’ultima dovesse arrecare fastidi e disturbi alla paziente, ma non solo; i suoi vantaggi, infatti, sono numerosi e molto apprezzati:

  • garantisce oltre il 99% di sicurezza contraccettiva;
  • gli ormoni che rilascia arrivano velocemente nel circolo sanguigno;
  • evita il passaggio tipico della pillola attraverso il fegato e il tratto gastrointestinale, assicurando copertura anche in caso di vomito e/o diarrea;
  • è impercettibile durante i rapporti sessuali, sia dalla donna che dall’uomo;
  • non causa modificazioni ponderali;
  • garantisce la regolarità del ciclo mestruale;
  • riduce i casi di dimenticanza;
  • facile da applicare e rimuovere;
  • scarsa probabilità di soffrire di nausea ed emicrania;
  • spotting quasi assente.

A fronte di questi aspetti più che positivi, appare evidente il motivo che spinge molte donne a preferire l’anello vaginale come metodo contraccettivo al posto della classica pillola anticoncezionale.

Rischi ed effetti collaterali

Come tutti i farmaci, anche l’anello anticoncezionale comporta dei rischi e degli effetti collaterali, anche se non comuni. I principali sono:

  • formazione di coaguli di sangue nelle vene o nelle arterie;
  • ictus o infarto.

Alcune ricerche vedono una correlazione tra donne che usano l’anello vaginale e maggiore probabilità di sviluppare il cancro al seno, ma si tratta di affermazioni complesse e contraddittorie. Lo stesso vale per il cancro cervicale.

L’anello vaginale fa ingrassare?

Per concludere, un dubbio che attanaglia molte donne che si apprestano ad adottare un metodo contraccettivo (qualunque esso sia) riguarda l’eventualità di prendere peso, e l’anello vaginale non è di certo escluso.

Il fatto che la contraccezione in generale possa comportare un aumento di peso è in parte fondato, ma bisogna sottolineare che i chili in eccesso dipendono sicuramente da altri fattori quali:

  • ritenzione idrica;
  • gonfiore;
  • aumento della massa muscolare;
  • depositi di grasso.

In poche parole, l’anello vaginale in quanto contraccettivo potrebbe contribuire all’aumento di peso nel caso in cui causasse ritenzione idrica o aumentasse il grasso corporeo ma, stando alla realtà dei fatti, l’origine dei chili in più deve essere decisamente ricercata altrove.