Durante la gravidanza si rende necessario eseguire alcuni controlli ginecologici per accertare lo stato di salute della mamma, del nascituro e in generale l’evoluzione della gravidanza. Tra questi esami un ruolo principe è dato dall’ecografia eseguita con flussimetria. La flussimetria altro non è che lo studio con la metodica Doppler dei vasi implicati nella corretta vascolarizzazione della placenta e del feto e permette di valutare il benessere del feto e identificare possibili alterazioni. Questo esame si affianca solitamente alla biometria fetale, ovvero la valutazione di alcuni parametri di crescita fetale per identificare un corretto sviluppo del feto, e alla valutazione del liquido amniotico.

Quando e come eseguire l’esame?

Indicazioni

Una biometria è l’esame di controllo che viene rivolto alla donne in gravidanza per valutare la crescita del feto. La principale indicazione dell’ecografia con flussimetria è il sospetto o la diagnosi di IUGR, ovvero di feto in ritardo di crescita. Lo studio dei vasi, infatti, permette di individuare patologie a carico della placenta, dove avvengono gli scambi di sostanze nutritive tra la madre e il feto. Secondariamente, l’ecografia con flussimetria viene utilizzata per studiare eventuali malformazioni o patologie del feto, come l’anemia fetale. Infine, anche la preeclampsia, grave patologia della madre e del feto, viene indagata dalla flussimetria.

In cosa consiste?

La flussimetria è un esame che prevede l’utilizzo del Doppler per valutare i vasi di interesse, ovvero le arterie uterine, le arterie ombelicali, il dotto venoso e l’arteria cerebrale media. L’effetto Doppler consiste nel rilevare i movimenti di flusso di sangue analizzando la riflessione di un’onda su una struttura in movimento. La biometria, invece, consiste nella valutazione di almeno quattro parametri di crescita fetale:

  • circonferenza cranica;
  • diametro biparietale;
  • circonferenza addominale;
  • lunghezza del femore.

Grazie a questi è possibile stimare anche il peso fetale. Infine, lo studio del liquido amniotico prevede di valutare la quantità di liquido presente all’interno del sacco amniotico.

Significato dell’esame?

La flussimetria è un esame che può dare risultati rassicuranti o segnali di allarme. In particolare, una alterazione a carico delle arterie uterine materne, delle arterie ombelicali o dell’arteria cerebrale media può richiedere maggiori accortezze diagnostiche o terapeutiche. Similmente la biometria e la valutazione del liquido amniotico suggeriscono eventuali alterazioni fetali.

Alterazioni a carico delle arterie uterine

Le arterie uterine sono i vasi principali che irrorano l’utero e, di conseguenza, la placenta. Lo studio flussimetrico viene generalmente effettuato al controllo del primo trimestre di gravidanza. Una sua alterazione può essere responsabile dell’insorgenza di preeclampsia o ritardo di crescita intrauterina. In entrambi i casi la patologia che ne sta alla base è l’insufficienza placentare, ovvero l’incapacità della placenta di svolgere il suo ruolo di scambio tra il flusso materno e quello fetale.

Alterazioni a carico delle arterie ombelicali e dell’arteria cerebrale media

Le arterie ombelicali si dirigono dal feto verso la placenta, viceversa l’arteria cerebrale media è un vaso intracranico il cui studio è indice della vascolarizzazione cerebrale. In condizioni di ipossia fetale, ovvero quando il feto non riceve sufficiente ossigeno per un problema placentare, si verifica una vasocostrizione delle arterie ombelicali e una vasodilatazione dell’arteria cerebrale media. Il ginecologo saprà in tal caso valutare la gravità della situazione se necessita dell’espletamento urgente del parto.

Alterazioni a carico del dotto venoso

Il dotto venoso è una struttura vascolare presente solo nel feto che collega il circolo placentare alla vena cava inferiore oltrepassando il circolo epatico. Un’alterazione del suo flusso può indicare una malformazione cardiaca e richiedere una ecocardiografia fetale.

Alterazioni a carico del liquido amniotico

Una condizione di oligoidramnios, ovvero di scarso liquido amniotico, può essere indicativo di patologie renali del feto, di ritardo di crescita, di ridotta idratazione materna o di rottura delle membrane. Viceversa, una condizione di polidramnios, ovvero di aumentato liquido amniotico, può essere indicativa di aumentata produzione fetale o ridotta ingestione fetale. Nel primo caso possono esserne causa il diabete materno, la sindrome da trasfusione feto-fetale in caso di gemellarità e l’idrope fetale. Nel secondo caso si considerano possibili cause una ostruzione al tratto gastrointestinale del feto.