La FIVET o Fecondazione in Vitro con Trasferimento dell’Embrione e l’ICSI o Iniezione Intracitoplasmatica dello spermatozoo sono due tecniche di fecondazione degli ovociti che compongono un trattamento di II livello di procreazione medicalmente assistita. Al fine di semplificare, se comune è la strada per ottenere gli ovociti, due sono le strade che possono essere intraprese per la fecondazione degli ovociti al fine di creare un embrione.

Stimolazione e Prelievo ovocitario

Il trattamento di II livello per la procreazione medicalmente assistita è per la sua natura procedura molto più invasivo per la donna che per l’uomo. Se infatti l’ottenimento di gameti maschili è, nella maggior parte dei casi, facile, per la donna richiede necessariamente un intervento chirurgico. L’inizio del trattamento di II livello prevede, infatti, una stimolazione ormonale e un prelievo ovocitario che si esegue in sala operatoria.

Stimolazione Ormonale

Una donna che si sottopone a una FIVET o ICSI deve innanzitutto andare incontro a una stimolazione ormonale. Il fine del trattamento è, infatti, ottenere il maggior numero possibile di ovociti per avere maggiori chance di successo della fecondazione in vitro. Generalmente, infatti, la donna sviluppa un follicolo durante il suo normale ciclo ovulatorio. Viceversa, con la stimolazione ormonale si induce la crescita di quanti più follicoli possibili, all’interno dei quali si trovano gli ovociti.

La stimolazione ormonale viene effettuata con farmaci chiamati gonadotropine secondo differenti protocolli terapeutici personalizzati in base alla paziente. Gli antagonisti del GnRH (un ormone di rilascio ipofisario) vengono utilizzati al fine di permettere la crescita di quanti più follicoli possibili, bloccandone l’ovulazione spontanea. Infine, nel momento in cui è necessario effettuare il prelievo, si induce l’ovulazione con dei farmaci appositi.
Tutte le donne che si sottopongono alla stimolazione ormonale andranno incontro a monitoraggi ecografici transvaginali e ormonali secondo indicazione precisa del ginecologo.

Prelievo Ovocitario

Il prelievo ovocitario consiste in una aspirazione eco-guidata dei follicoli ovarici. Punto di accesso chirurgico è la vagina, attraverso la quale si effettua una ecografia transvaginale simile ai monitoraggi ecografici durante il ciclo di stimolazione. Tuttavia, in questo caso, un ago è collocato sulla sonda per la puntura della parete vaginale e l’accesso alla pelvi. L’intervento dura generalmente 10-15 minuti ed è a basso rischio chirurgico. Eventuali complicanze includono la puntura accidentale di componenti vascolari o organi pelvici che si frappongano fra l’ovaio e la parete vaginale.

Fecondazione degli ovociti

Una volta aspirato il contenuto dei follicoli, il biologo ricerca gli ovociti maturi e procede alla fecondazione utilizzando il liquido seminale del partner. Le tecniche sono quindi le seguenti.

FIVET

La FIVET, propriamente Fecondazione in Vitro con Trasferimento Embrionario, consiste nella fecondazione in laboratorio permettendo agli spermatozoi di incontrare e fecondare autonomamente l’ovocita, all’interno di un terreno di coltura apposito. Questa tecnica mima ciò che accade in natura, eccezion fatta per l’ambiente in cui avviene che, invece che l’utero materno, è un terreno di laboratorio. Requisito fondamentale per l’utilizzo di questa tecnica è la capacità degli spermatozoi di penetrare l’ovocita.

ICSI

L’ICSI, propriamente Iniezione Intracitoplasmatica dello Spermatozoo, è una tecnica di fecondazione utilizzata quando non è possibile procedere a FIVET. In questo caso il biologo, attraverso l’utilizzo di un micromanipolatore, inietta uno spermatozoo all’interno di ogni ovocita. Generalmente, l’immobilità degli spermatozoi richiede necessariamente questa tecnica di fecondazione.

Trasferimento dell’embrione

Una volta avvenuta la fecondazione, l’embrione viene sviluppato in laboratorio attraverso diversi stadi maturativi. Generalmente, il successivo trasferimento (o transfer) avviene quando l’embrione si trova in III giornata o in V giornata di vita (in tal caso si chiama blastocisti).

Embryo transfer a fresco

Si parla di trasferimento embrionario a fresco quando pochi giorni dopo il prelievo ovocitario la donna riceve il transfer dell’embrione. Perchè ciò avvenga è necessario che l’endometrio della donna sia recettivo e che non vi siano rischi per la salute della donna (come nel caso della sindrome da iperstimolazione ovarica). Il monitoraggio ecografico e ormonale durante la stimolazione permettono di valutare l’opportunità di un trasferimento embrionario a fresco. Tecnicamente il transfer embrionario consiste nell’iniezione dell’embrione nell’utero grazie a un sottile catetere. In concomitanza, verrà data alla donna una opportuna terapia per il sostegno della fase luteale.

Decongelamento

Qualora non fosse possibile effettuare un transfer embrionario nel periodo post pick-up e qualora, per qualsiasi motivo, vi siano embrioni in sovrannumero, si rende necessaria la crioconservazione degli embrioni. Dal punto di vista legislativo, infatti, gli embrioni sono tutelati e non è possibile la loro eliminazione o l’utilizzo per scopi differenti dal trasferimento nell’utero della donna. Il progresso della medicina permette ora di crioconservare gli embrioni e di decongelarli in un periodo successivo. Successivamente, vengono trasferiti nell’utero della donna in modo del tutto simile a un trasferimento a fresco. In questo caso, tuttavia, la donna andrà incontro a una stimolazione ormonale per rendere adeguata la crescita dell’endometrio e per il sostegno della fase luteale.