Quando si attende la nascita di un bambino, le domande dei genitori sono tante, così come le loro curiosità su a chi somiglierà, di che colore avrà gli occhi e, soprattutto, se sarà perfettamente sano.

Se, in passato, bisognava attendere che il neonato venisse al mondo per dare risposte certe, le moderne tecnologie consentono di ricevere uno spoiler in anteprima: si tratta delle innovative ecografie in 3D e 4D che, a differenza della tradizionale ecografia in 2D, permettono di ottenere un’immagine già piuttosto definita del nascituro e di vederlo in movimento in diretta video.

Le due tipologie, inoltre, si rivelano estremamente utili anche per monitorare lo sviluppo fetale e di poter evidenziare accuratamente e preventivamente eventuali anomalie o malformazioni (come il labbro leporino).

Ovviamente, si tratta di esami tanto elaborati quanto costosi, quindi sono ancora tante le mamme che per cercare di contenere i costi in previsione delle enormi spese che una nuova vita inevitabilmente comporta, decidono comunque di optare per la tradizionale ecografia 2D.

Ecografia ostetrica: cos’è e a cosa serve

Partiamo dal principio: l’ecografia ostetrica è un esame che consente, tramite un monitor, di visualizzare il feto che cresce all’interno del grembo materno. Si utilizza una sonda che, una volta appoggiata sull’addome della mamma, indirizza sul bambino una serie di onde sonore ad alta frequenza.

L’esame è sicuro, preciso, non invasivo e non causa alcun danno né alla madre, né al nascituro.

Durante il corso di ogni gravidanza sono almeno tre le ecografie che devono essere eseguite di routine: nel I trimestre (tra l’11esima e la 13esima settimana), nel II trimestre (dopo 19-22 settimane) e nel III trimestre (intorno alle 30-34 settimane):

  • ecografia 1: chiamata anche “office”, viene eseguita come supporto della visita ostetrica e aiuta a verificare il numero dei feti (rilevando se si tratti o meno di un parto gemellare), la loro attività cardiaca e i loro movimenti. Inoltre, consente di determinare il periodo esatto della gravidanza;
  • ecografia 2: detta anche “morfologica”, serve per misurare gli organi fondamentali del bambino (testa, addome, femore fetale e colonna vertebrale) ed escludere eventuali malformazioni. Un esame di questo tipo, quindi non mirato, consente di rilevare dal 30% al 70% delle anomalie, anche se dipende molto dalla posizione assunta dal feto in fase di ecografia;
  • ecografia 3: definita “di accrescimento” aiuta a verificare la crescita del bambino e a calcolarne il peso.

Ovviamente, il medico può decidere se ripetere l’esame o effettuarne un numero maggiore nel caso lo ritenesse opportuno. Soprattutto in presenza di patologie della crescita si possono prevedere controlli ecografici extra, in modo da monitorare la gravidanza fino al suo termine.

Come si svolge l’ecografia in gravidanza

Per eseguire una corretta ecografia ostetrica, la mamma viene fatta stendere su un lettino di schiena in modo che possa vedere le immagini riportate dal monitor. Si applica un gel speciale sul suo addome e viene fatta scorrere una sonda che invia onde sonore ad alta frequenza, cioè quelle che consentono di far apparire le immagini sullo schermo.

Solitamente, la visita avviene all’interno di una stanza con luci soffuse per agevolare la visione di quanto riportato dal monitor. Non ha una durata standard, può essere più o meno lunga a seconda dei casi.

Prima di sottoporsi a ecografia ostetrica, la futura mamma non deve necessariamente essere a digiuno; l’unica accortezza sta nel non applicare creme e pomate sulla pancia per i due giorni precedenti, così da non rendere più difficoltoso il lavoro della sonda.

Si tratta di un esame indolore, che non presenta alcun pericolo per il feto e per la mamma.

Ecografia 3D: in cosa consiste

Come accennato inizialmente, l’ecografia 3D consente solo di soddisfare domande e curiosità dei genitori, che possono vedere il proprio bambino in modo tridimensionale, ma anche e soprattutto di mostrare nel dettaglio e chiaramente gli organi interni del feto, così da escludere malformazioni e rassicurare la madre sul buon andamento della gravidanza.

Nel frattempo, rileva anche (se dovessero esserci) polipi e fibromi a carico di utero e ovaie, oppure anomalie degli arti o della colonna vertebrale.

Anche in questo caso si tratta di un esame sicuro e indolore, che mira a studiare il cuore del bambino fornendo informazioni precise anche quando la sua posizione non è del tutto favorevole (cosa che non è possibile ottenere con un’ecografia 2D classica). Inoltre, permette di misurare l’eventuale setto uterino, che risparmia alla madre un esame più invasivo come quello dell’isteroscopia.

Esattamente come l’ecografia 2D, però, anche quella 3D non consente di rilevare anomalie cromosomiche e, quindi, di diagnosticare patologie come la sindrome di Down.

Quando fare un’ecografia 3D

Solitamente, è possibile eseguire un’ecografia tridimensionale transvaginale nelle prime settimane e un’ecografia 3D sovrapubica tra il II e il III trimestre. In linea di massima, va bene qualsiasi periodo, ma è bene tenere presente che è solo a partire dalla 25esima settimana che il bambino raggiunge una conformazione fisica tale da poter essere ben visionata tramite schermo.

Molte donne, infatti, scelgono l’ecografia 3D in occasione della morfologica, che si trasforma in un momento estremamente emozionante: per i genitori, infatti, è la prima vera occasione per poter stabilire un legame affettivo con il loro bambino, facendoli sentire più vicini a lui.

Secondo numerosi studi, infatti, instaurare un rapporto pre-nascita contribuisce non solo a rendere il legame più solido e duraturo nel tempo, ma anche a un migliore sviluppo psichico del bambino.

I vantaggi dell’ecografia 3D

Oltre a rafforzare il legame genitori-figlio ancor prima che quest’ultimo venga al mondo, l’ecografia ostetrica 3D offre un migliore inquadramento del feto, il che aiuta il medico a individuare eventuali malformazioni congenite quali:

  • anomalie del volto, come la labiopalatoschisi (il labbro leporino);
  • anomalie delle suture craniche;
  • anomalie nella conformazione delle orbite;
  • difetti degli arti;
  • malattie cardiache, toraciche e a carico del sistema cardiovascolare;
  • anomalie del sistema nervoso, come acrania, anencefalia, idrocefalo ed encefalocele;
  • anomalie del tubo neurale, come la spina bifida.

Alcune di queste anomalie possono essere rilevate anche attraverso la classica ecografia 2D, ma quella in 3D ha il plus di poter effettuare una diagnosi più precoce: le malformazioni inerenti il sistema nervoso, per esempio, possono essere individuate già dal I semestre, mentre con la classica ecografia 2D bisogna aspettare il secondo.

Un altro vantaggio non indifferente sta nel numero di informazioni che le immagini in 3D riescono a fornire, talmente elevato da ridurre le supposizioni e le probabilità di ottenere diagnosi errate.

Cos’è l’ecografia 4D

Un ulteriore passo avanti nella visione tridimensionale del nascituro è stato compiuto dall’ecografia ostetrica 4D, che permette di osservare le immagini in movimento e in tempo reale. Questo non solo coinvolge al massimo i genitori (soprattutto dal punto di vista emotivo), ma fornisce al medico un quadro molto più completo dello stato di salute e di sviluppo del feto.

Quando fare un’ecografia 4D

I genitori che desiderano sbirciare il loro bambino in anteprima attraverso l’ecografia 4D devono necessariamente aspettare tra la 26esima e la 28esima settimana, cioè quando il feto raggiunge dimensioni medie e si trova in una posizione adatta per essere “ammirato”.

Bisogna sottolineare che l’ecografia 4D non fornisce informazioni aggiuntive in merito a eventuali patologie del feto; serve più che altro ai genitori, permettendo loro di conoscere con largo anticipo una delle gioie più belle della loro vita.