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Cos’è il test di paternità prenatale non invasivo e quando si esegue

Ciascun individuo gode di uno specifico codice genetico che, a eccezione dei gemelli monozigoti (che hanno lo stesso identico DNA), è praticamente unico esattamente come le impronte digitali. Questa sua caratteristica consente di determinare, attraverso l’adeguata procedura, se due persone siano geneticamente correlate.

Il test di paternità, conosciuto anche come PaterNipt, si basa sul principio che ogni nuova vita eredita il proprio patrimonio genetico per il 50% dal padre e per il 50% dalla madre e consiste nel confronto tra le caratteristiche genetiche del figlio con quelle dei presunti genitori.

In poche parole, per passare da “presunto” a “certo”, il padre deve possedere metà del profilo genetico presente nel figlio in oggetto. Viceversa, la paternità viene esclusa nel momento in cui le caratteristiche genetiche del padre non concordano con quelle del figlio.

Perché si fa il test di paternità?

Il test di paternità viene eseguito per stabilire se un presunto padre sia effettivamente il padre biologico del bambino (già nato o ancora in grembo). Solitamente viene richiesto da una persona o da una coppia che vogliono accertare o escludere la presunta paternità, di norma per motivi di affidamento di minore, di mantenimento o a semplice scopo informativo.

In genere, i casi in cui si esegue un test di paternità sono:

  • per determinare la paternità biologica con il consenso del padre presunto, della madre e del figli, oppure solo del figlio e del padre presunto;
  • per risolvere casi di paternità controversa;
  • per determinare la maternità biologica (in casi di abbandono o per fini di immigrazione);
  • per accertare la paternità, la maternità e la consanguineità per il ricongiungimento familiare (in casi di immigrazione);
  • per determinare la parentela biologica (in caso di dispute per l’eredità);
  • per aiutare gli avvocati nell’ideazione di una strategia in caso di dispute di paternità o parentela;
  • per determinare la paternità biologica nel caso in cui il padre presunto sia deceduto;
  • per definire se due figli abbiano gli stessi genitori biologici;
  • per definire, in caso di PMA, se siano stati utilizzati i gameti corretti, quindi quelli appartenenti alla coppia;
  • per determinare se due gemelli siano o meno identici;
  • per determinare alberi genealogici.

Come si esegue il test di paternità

La procedura che permette di eseguire il test di paternità si compone di due fasi: l’estrazione del DNA dal campione biologico e la determinazione del profilo genetico.

Estrazione del DNA dal campione biologico

Per prima cosa, si estrae il DNA dai campioni biologici prelevati appositamente per l’esame seguendo specifici protocolli, riconosciuti e approvati in ambito scientifico. Nel DNA, come è noto, è contenta l’informazione genetica che sta alla base della sintesi delle proteine che organizzano le cellule e il tratto che contiene, nello specifico, un’informazione genetica viene definito gene. La localizzazione del gene sui cromosomi si chiama locus.

Le forme alternative dello stesso gene sono gli alleli e un gene che mostra più alleli viene definito polimorfico. Ogni individuo, per ogni singolo locus, eredita un allele dalla madre e un allele del padre; se gli alleli sono uguali si parla di individuo omozigote, se sono diversi si parla di individuo eterozigote.

Determinazione del profilo genetico

Per poter determinare il profilo genetico di un individuo bisogna genotipizzare 24 loci del DNA altamente polimorfici, che variano in ciascun individuo e che si chiamano regioni Microsatelliti o STR (Short Tandem Repeat). La loro analisi avviene tramite una reazione enzimatica, definita PCR (Polymerase Chain Reaction), che permette di amplificare in vitro un determinato locus del DNA riproducendola in varie fasi successive fino a ottenerne milioni di copie.

Dopodiché, i frammenti di DNA vengono separati per dimensione per ottenere, alla fine, una sorta di codice a barre: ogni barra corrisponde a un allele e la distanza tra le barre coincide con la differenza di dimensione tra gli alleli.

Risultati del PaterNipt

Il grafico che si ottiene, simile a un codice a barre, può prevedere due risultati:

  • esclusione: il figlio oggetto di indagine presenta degli alleli, quindi delle caratteristiche genetiche, che non hanno alcun riscontro con il profilo genetico del presunto padre che, di conseguenza, non può essere ritenuto il padre biologico (esclusione di paternità);
  • attribuzione: il padre presunto possiede nel suo profilo genetico degli alleli trasmessi al figlio, quindi può essere considerato il padre biologico (attribuzione di paternità).

Quando si esegue il paterNipt?

Il test di paternità può essere eseguito sia durante la gravidanza, sia dopo la nascita del bambino. A seconda della scelta, la procedura di esecuzione cambia:

Test di paternità prenatale

Grazie all’analisi del DNA, il PaterNips può essere effettuato ancora prima che il bambino venga al mondo. Per procedere, si possono utilizzare cellule fetali da prelevare in due modi diversi:

  • prelievo di villi coriali (PVC o villocentesi);
  • prelievo di cellule amniotiche (PCA o amniocentesi).

Il PVC si esegue solitamente intorno alla 13esima settimana di gravidanza e prevede il prelievo di cellule dalla placenta. Inoltre, richiede anche il prelievo di sangue e i tamponi buccali sia della madre, che del padre presunto.

L’amniocentesi, invece, si esegue intorno alla 15esima-18esima settimana di gravidanza e comporta il prelievo di cellule fetali dal liquido amniotico. Anche in questo caso sono necessari il prelievo di sangue e i tamponi buccali sia della madre, che del padre presunto.

Test di paternità prenatale non invasivo

In alternativa a villocentesi e amniocentesi, è possibile eseguire il PaterNipt non invasivo, che si basa sull’analisi del DNA fetale in circolo nel sangue della madre a partire già dalle prime settimane di gravidanza.

Il margine di errore è davvero basso e i vantaggi sono davvero tanti, soprattutto l’assoluta affidabilità e la mancanza di rischi sia per la madre, che per il bambino. Il test può essere eseguito già dalla 9a settimana di gravidanza, quindi con ampio anticipo rispetto a villocentesi e amniocentesi.

Test di paternità dopo la nascita postnatale

Il PaterNipt può essere effettuato anche dopo la nascita del bambino prelevando da quest’ultimo un campione di sangue periferico, talmente piccolo da poter essere eseguito anche su un neonato.

In alternativa, si possono prelevare delle cellule dalla bocca tramite un tampone di cotone, chiamato tampone buccale, ampiamente utilizzato anche negli adulti.

Quanto costa il paterNipt?

Un test di paternità ha un costo variabile, che oscilla tra i 130 ai 400 euro (indicazioni gennaio 2023). Il prezzo tende a salire in casi particolari, quando ad esempio bisogna richiedere il parere di esperti e periti in presenza di adozioni, affidamenti, mantenimenti: si va da una base di partenza di 500 euro e si può arrivare a un massimo di 1500 euro (indicazioni gennaio 2023).

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